san francesco 2015

Caro Akela, cari vecchi Lupi, è tempo di ripresa delle attività del Branco. Quante cose hanno affollato la nostra testa e il nostro cuore di ritorno dalle Vacanze di Branco o dai campi scuola!

Siamo pronti per programmare il nuovo anno che ci attende ma sappiamo che siamo ben saldi nelle mani di Dio.

 

Al nostro servizio ancora una volta ci saranno affidati dei fratelli. Fratelli più piccoli verso i quali, nello spirito autentico chiestoci da B.-P., saremo fratelli maggiori.

 

A loro guarderemo con stupore e con stupore rinnovato, gioiremo delle loro piccole conquiste e  intimamente, proveremo quella letizia difficilmente comunicabile, quando tra pochi mesi riceveranno la loro Promessa stringendovi la mano e guardandovi negli occhi.

 

La festa di San Francesco è occasione per avvicinarci alle Fonti  francescane e ritrovare quanto vissuto insieme nell’ultima Rupe Francescana di Assisi ed ancora una volta non ci sottraiamo alla domanda: Signore cosa vuoi che io faccia?

 

Oggi è anche occasione per prendere in mano qualche biografia da cui trarre racconti ed immagini per i nostri Branchi. Francesco d’Assisi ci aiuta principalmente a capire come “usare” il Vangelo e, attraverso la sua vita, imparare a cercarvi l’amore di Dio, le motivazioni del nostro servizio e come indirizzare la nostra vita verso il suo scopo fondamentale. Possiamo così scoprire sempre nuovi aspetti del nostro metodo educativo e rileggerli alla luce del Vangelo.

 

  1. Costruttori del Regno di Dio sui passi di San Francesco.

 

Paul Sabatier, nel suo libro “Vita di San Francesco” del 1926, scrive a pagina 160: “il movimento umbro è uno dei tentativi più umili ed insieme più pratici e sinceri per realizzare il regno di Dio in terra”.

Nella nota di addio ai capi di scouts e di guide, B.-P. ricorda loro che “non solo svolgete una grande opera per i figli del vostro prossimo, ma contribuite anche in modo pratico a realizzare sulla terra il Regno di Dio, basato sulla pace e sulla buona volontà” (Taccuino, 293 – Edizione 1995).

La somiglianza delle parole ci aiutano a comprendere ancor di più la forza del lupettismo cattolico che in San Francesco non solo trova un “giullare” capace di risvegliare la coscienza di Dio nei nostri cuori, ma anche un “maestro di spiritualità e di preghiera” che ci accompagna nella conoscenza del Suo mistero.

Ai suoi frati San Francesco ha insegnato a leggere le tracce di Dio cercando anzitutto il suo Regno: nella povertà, nella letizia, nell’amore verso i poveri e i lebbrosi, nella sofferenza, nella fraternità, cominciando a leggere il “libro della Natura” (“Fuori dalle tane!” pg. 59).

 

In queste prime settimane di attività anche noi possiamo fare l’esercizio di trovare i segni del Regno dai quali partire con spirito di vero apostolato così come richiede il compito di capi unità, di incaricati, di commissari, di assistenti.

 

Le tracce del Regno di Dio le possiamo trovare sul sorriso dei cuccioli che giungono nei nostri branchi in questo periodo: è il sorriso e la curiosità dei bambini che accoglieremo con attenzione, preparando il nuovo consiglio d’Akela a fare altrettanto.

Le possiamo trovare nel desiderio di percorrere nuovi tratti di Pista e nell’attesa di novità da parte dei capi e dei vice capi sestiglia. Ormai li conosciamo bene:  con loro abbiamo instaurato una relazione di fraternità che nelle riunioni del Consiglio d’Akela li preparerà gradualmente allo spirito di squadriglia. Essi si attendono dai loro capi parole ed esempi di saggezza, di speranza, di affidabilità.

Cercando ancora più vicino a noi, nei nostri consigli di Branco, i segni del Regno li troveremo nel servizio dei nostri Vecchi lupi: “il servizio è frutto di un modo di pensare e di vivere” (“Baden. Vita e pensiero di mons. Andrea Ghetti” pg. 459) e tra questi due verbi è racchiusa la ragione di una vita: il desiderio di amare concretamente in modo preciso e qualificato.

Per questo motivo cercheremo di non perdere occasione di confronto, di approfondimento e di apprendimento del Metodo. Non ci accontenteremo del poco che sappiamo: ne va della felicità dei nostri Lupetti, dell’autorevolezza del nostro servizio che merita ogni soddisfazione per l’importanza che esso ha nella formazione delle nuove generazioni.

Non dimentichiamoci che anche il nostro servizio, per mezzo della nostra persona, è un segno del Regno!

 

  1. La Pattuglia di Branco, espressione di fraternità per apprendere il servizio.

 

B.-P. ci parla del servizio nel Decimo morso del Manuale dei Lupetti: “Non dubito che nel vostro gruppo ci siano dei Rovers (forse qualcuno di loro si presta per il Branco!). Bene, il loro motto è “servire”, perché essi sono tenuti ad andare in cerca di ogni genere di Buona Azione e di vero duro lavoro al servizio degli altri”.

 

Questo breve ed incisivo passaggio riassume i passi compiuti per poter rispondere alla chiamata del nostro servizio e quanto stanno facendo accanto e insieme a noi, i rovers che il capo clan ci ha chiesto di accogliere in un tratto fecondo della loro strada verso la loro Partenza.

 

Il rover in servizio “a poco a poco si accosta alla vita di unità: osserva molto e riempie di lunghe note il suo quaderno di marcia. Vede e segna: come si prepara un gioco … accompagna il capo a visitare un ragazzo malato e scopre certe piccole delicatezze e sfumature, segue un Branco e si accorge come vibrano nei bambini particolari sensibilità in precedenza a lui sfuggite” (In “Baden, vita e pensiero di mons. Andrea Ghetti”, pg 441). Questo  è l’aspetto formativo che ogni Akela ha nei confronti dei suoi aiuti. Non dobbiamo infatti dimenticare che quanto gli aiuto capi imparano dal loro Akela, lo ripeteranno a  loro volta quando un giorno, a Dio piacendo, saranno al vostro posto. Senza questo impegno, il loro servizio non sarà né motivato né motivante e appena possibile, lo abbandoneranno.

 

È stato così per ciascuno di noi. Facciamo del nostro meglio per essere capi in gamba preparati, con una solida vita sacramentale e di preghiera, consapevoli del nostro compito, disponibili ad accogliere ogni suggerimento per la nostra formazione.  Solo un “Capo forma il Capo”, solo l’uomo della partenza può mettere le basi del futuro uomo della partenza, e accompagnare altri giovani verso questa meta che è anche traguardo di maturità umana e cristiana.

 

  1. Dal Manuale dei lupetti nuovo slancio per il nostro servizio.

Nel corso dei prossimi mesi vivremo un’esperienza per noi rara che condivideremo nella Rupe dei Consigli di Branco nel mese di aprile. Si tratta dei cento anni del “Manuale dei Lupetti”. Vi arriveremo con l’aiuto della Pattuglia nazionale e con il lavoro degli incaricati di Distretto.

Sappiamo che il Manuale dei Lupetti non è un semplice testo: troveremo spunti per coltivare la rete di relazioni che coinvolgono la nostra vita e ne danno perfino il contenuto.

Sappiamo pure che il Manuale dei Lupetti da solo non basta: abbiamo imparato che accanto ad esso occorre il Vangelo per una completezza che fa dal nostro Lupettismo qualcosa di unico e di entusiasmante.

 

Nella festa di San Francesco imploriamo la benedizione che egli ha ottenuto dal Signore per frate Leone.

Il Signore ci benedica per il nostro servizio,  ci custodisca nel suo amore perché possiamo fare della nostra vita un dono d’amore, ci mostri il suo volto nel volto dei nostri lupetti e nella fraternità della Pattuglia di Branco.

Il Signore  abbia misericordia di noi per le nostre mancanze e i nostri limiti umani, rivolga su  di noi il suo sguardo per incoraggiarci a fare del nostro meglio senza perderci d’animo a fronte delle inevitabili difficoltà e ci aiuti a comprendere che godremo del dono della pace quando, la sera, con le parole delle preghiera del Capo, potremo dire: “Con la tua grazia, Signore, fa’ che io sia sempre loro di esempio e mai di inciampo: che essi in me vedano te, e io in loro te solo cerchi: così l’amore nostro sarà perfetto. E al termine della mia giornata terrena l’essere stato capo mi sia di lode e non di condanna”.

 

Giuliano Furlanetto – Akela d’Italia

don Angelo Balcon – Baloo d’Italia